Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

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24 marzo 2025

Chi vince alla fine è un autentico vincitore nella vita

Alessandro Menegotti, Peschiera del Garda (Verona)

Alessandro ha emozionato i partecipanti al corso nazionale giovani, dimostrando come la pratica buddista gli ha permesso di dare un significato profondo alla scomparsa del padre e di realizzare la carriera dei suoi sogni

immagine di copertina

Sono cresciuto in una famiglia buddista: mia madre ha sempre recitato Nam-myoho-renge-kyo e mio padre ha praticato il Buddismo da giovane.
Io ho iniziato nel 2012, dedicandomi alle attività della Soka Gakkai.
Nel corso degli anni diversi miei amici sono diventati membri e nel 2021 mi sono trovato ad aver realizzato tutti i miei grandi obiettivi: vivevo in Inghilterra, dove lavoravo come programmatore per un’importante azienda di videogiochi, ed ero sposato con una meravigliosa ragazza americana di nome Krista.
A ottobre 2021 mio padre si ammala. I dottori trovano due masse tumorali in stadio avanzato e gli danno un’aspettativa di vita di tre mesi.
Dopo un momento di sconforto, passo all’azione. Parlo con mia moglie e decidiamo di tornare in Italia per essere di supporto alla famiglia.
Nel mio cervello parte immediato un film su come continuerà la mia vita: mi dovrò accontentare di un lavoro meno interessante e meno pagato. Krista rimarrà a casa faticando a integrarsi poiché parla poco italiano.
Mio padre soffrirà e morirà. Mia madre dovrà dedicarsi interamente alle sue cure.
Non potendo accettare questa prospettiva, inizio a recitare Daimoku con la determinazione che la malattia di mio padre diventi l'occasione per fare un passo avanti per ogni membro della famiglia.
Questa determinazione produce subito risultati, infatti, vengo contattato da un’azienda di videogiochi irlandese che sta cercando un nuovo manager. Sono disposti a lavorare con me dall’Italia e per un compenso maggiore!
Tornato in Italia, trovo un appartamento vicino ai miei genitori con una stanza da dedicare al Gohonzon.
Ogni volta che mio padre ha delle ricadute di salute, mia madre riparte con determinazione dalla sua gratitudine per il Gohonzon, mentre mia moglie ottiene il permesso di soggiorno, inizia a lavorare in un bar e riallaccia i rapporti con suo padre, con cui non parlava da dodici anni. Mio padre riprende a praticare e a partecipare agli zadankai.
In mezzo a tante sfide, passiamo un buon 2022. Contrariamente alle aspettative, mio padre c'è ancora e vive una buona vita. Lui che è sempre stato una persona taciturna, inizia ad aprirsi sia con me che con gli altri, incoraggia tanti membri e diventa responsabile di settore.
A gennaio 2023 mi sento male e vado in ospedale. Inizio una serie di esami ma ora dopo ora la mia situazione peggiora: perdo l’uso delle gambe, non riesco a parlare, vedo doppio e ho le allucinazioni. Ricevo fin da subito una grande protezione trovando in pronto soccorso una dottoressa specializzata nella mia malattia che ha fermato l’infiammazione prima che potesse creare danni cerebrali.
Scopro di soffrire di una rara malattia autoimmune chiamata Mogad. Il corpo reagisce a uno stimolo esterno causando un’infiammazione alla spina dorsale che danneggia la sostanza che permette al cervello di controllare il corpo.
Ricevuta questa notizia non ho provato né rabbia né disperazione, ma ho subito sentito dentro di me che, così come la malattia di mio padre, anche la mia sarebbe stata un’occasione per trasformare profondamente il mio karma.
In ospedale la situazione è complicata, ma appena ne ho le forze recito Daimoku. Incoraggiato da una compagna di fede, scrivo gli obiettivi che voglio realizzare da qui al 2030.
È molto facile, quando si soffre, chiudersi in se stessi. Ma questo ci allontana dalla nostra missione di Bodhisattva della Terra. Per ripagare il debito di gratitudine verso lo staff medico condivido con loro il Buddismo.
Rispondo molto bene ai trattamenti. Nel giro di pochi giorni torno a camminare. Lavoro anche dall’ospedale, ricevo un aumento di stipendio e mi candidano per una promozione.
Mia moglie inizia a comprendere l’italiano senza difficoltà e capisce, dopo anni di confusione sulla sua carriera, che vuole studiare nutrizione.
Dopo un mese di ricovero torno a casa, ma la strada per guarire è ancora lunga, tra farmaci e riabilitazione. La mia lotta è costante tra la paura di non potermi fidare del mio corpo e la decisione di non limitare la mia vita. Decido di rinnovare la mia determinazione, accogliendo la vice responsabilità giovani di territorio in occasione del 16 marzo 2023.
Intanto le condizioni di mio padre peggiorano, nessuna terapia ha funzionato. È debole ma l’atmosfera è serena: da giorni un susseguirsi di persone, praticanti e non, vengono per dare un ultimo saluto e si creano dialoghi molto profondi. I miei genitori davanti al Gohonzon promettono di incontrarsi nella prossima vita, che saranno felici assieme e lo condividono con tutti.
La notte del 6 aprile mio padre scivola serenamente nella prossima vita, sostenuto da mia madre. Lo salutiamo recitando Gongyo e, con mia grande sorpresa, tante persone condividono i momenti in cui sono state incoraggiate dalla nostra famiglia. Ciò mi ha permesso di conoscere ancora di più mio padre. Tante persone che non praticano sono venute a complimentarsi e a dirmi come quello fosse stato il funerale più bello a cui avessero assistito! Dopo quel giorno tre persone hanno provato a praticare. Mio padre ha fatto il passo avanti più grande. Ha preso su di sé la missione di dimostrare non solo come si vive, ma come si muore da Bodhisattva della Terra. Sento un grande orgoglio. L’anno continua con grande sforzo a causa dei tanti dolori e visite mediche. Determino che il territorio di cui ero responsabile realizzerà una vittoria per il festival del 16 marzo 2024. Limitato dalle mie condizioni fisiche, mi dedico al Daimoku e alle chiamate di incoraggiamento. Realizziamo centocinquanta presenze di cui ottanta ospiti. Accetto la vice responsabilità giovani uomini del Veneto e uso la mia esperienza nella malattia per creare legami con diversi ragazzi con situazioni simili alla mia. Queste azioni mi danno coraggio e la mia carriera subisce una grande accelerazione. Assumo un nuovo ruolo che unisce abilità tecniche e qualità creative che ora insegno a ragazzi più giovani. Sto inoltre lavorando su un progetto su scala globale, viaggiando spesso, condividendo il Buddismo e ricevendo sempre grande protezione. Attualmente grazie alla campagna della rivoluzione dello zadankai, l’hombu dove partecipo attivamente ha rilanciato in un momento di difficoltà e ha vinto: partendo da 72 presenze siamo arrivati a 138 in tre mesi. Concludo con un passo di Sensei:

«Anche se doveste ammalarvi,
tenete alto il vostro spirito!
Non lasciatevi mai sconfiggere,
nel modo più assoluto.
Non dovete permettere al demone della malattia
di sopraffare la vostra volontà di combattere.
La vittoria o la sconfitta nella vita
non si possono determinare a metà strada.
Un individuo che vince alla fine
è un autentico vincitore nella vita»
(NR, 687)

Determino di guarire definitivamente, di realizzare una famiglia felice, e che in ogni angolo del Veneto i giovani si alzino con gioia per realizzare kosen-rufu insieme al maestro.

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