Con la preghiera e la Cerimonia finale in Piazza San Francesco termina l’Incontro internazionale «Pace disarmata e disarmante». Durante la Cerimonia sono stati accesi i candelabri per la pace e i leader religiosi hanno rivolto al mondo un appello comune. Presente la delegazione della Soka Gakkai
Un minuto di silenzio per le vittime di tutte le guerre e un appello rivolto al mondo intero. Nel giorno in cui ricorrono quarant’anni dal primo incontro di preghiera voluto da Giovanni Paolo II, si è chiuso ad Assisi «Pace disarmata e disarmante», l’Incontro internazionale promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Nel pomeriggio i rappresentanti delle diverse religioni hanno pregato per la pace in luoghi differenti della città, ciascuno secondo la propria tradizione. Si sono poi ritrovati in Piazza San Francesco per la Cerimonia finale, durante la quale sono stati accesi i candelabri per la pace e i leader religiosi hanno rivolto al mondo un appello comune.
Sul palco era presente anche la Soka Gakkai, rappresentata da Alberto Aprea, vicedirettore generale della Soka Gakkai Internazionale (SGI) e presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.
Toccante il discorso di Koko Kondo, hibakusha sopravvissuta al bombardamento atomico di Hiroshima, che ha affermato: «Ho conosciuto la sofferenza della guerra quando ero soltanto una bambina. Per questo porto nel cuore tutti i bambini che ancora oggi vivono sotto le bombe, nella paura e nel dolore. Oggi mi rivolgo a voi, giovani: dove noi adulti abbiamo fallito, vi prego, non arrendetevi. Costruite voi un mondo in cui nessuno debba più conoscere gli orrori della guerra. Un mondo di pace».
Papa Leone XIV ha inviato un sentito videomessaggio. «Dobbiamo ricostruire ovunque la pace», ha dichiarato, «non preparare altre guerre! La guerra non può mai essere fatta in nome di Dio! Per noi credenti, “combattere in nome della religione significa, in realtà, colpire la religione stessa” (Magnifica humanitas, 223). Non c’è nessuna guerra santa: solo la pace è santa».
Con l’Assemblea inaugurale, i forum tematici e la preghiera, l’Incontro ha riaffermato il messaggio nato ad Assisi nel 1986: le religioni, nella loro diversità, possono essere insieme promotrici di pace. Yoshiyuki Nagaoka, direttore esecutivo dell’Ufficio Affari Pubblici della Soka Gakkai e direttore dell’Ikeda Center for Peace, e Alessja Trama, della Fondazione Be the Hope, hanno partecipato come relatori rispettivamente ai forum sull’umanità nel tempo della tecnologia e sul disarmo nucleare.






APPELLO DI PACE
Donne e uomini di differenti religioni, persone di buona volontà, ci siamo raccolti ad Assisi, consapevoli che la pace è un “cantiere aperto a tutti”, e di tutti è la responsabilità per trovare le strade per una “pace disarmata e disarmante”.
In questi quaranta anni abbiamo pregato, sognato e lavorato per un mondo più fraterno e senza guerra. Abbiamo sperimentato la forza storica della preghiera. Abbiamo visto cadere il Muro di Berlino e tanti muri che dividevano il mondo da generazioni. Abbiamo visto guerre che si prolungavano da anni chiudersi con accordi di pace. Abbiamo visto ridursi il terribile armamento nucleare. È diventato più evidente l’anelito dei popoli usciti dal Secondo Conflitto mondiale, che chiedevano: “Mai più la guerra”.
Il mondo oggi soffre per mancanza di dialogo e di visioni: questo mette a rischio le più grandi conquiste dell’umanità e la salvaguardia della terra. Non possiamo lasciare che il mondo ceda definitivamente alla logica della guerra e del conflitto nelle relazioni internazionali. Con la forza debole dei credenti, a nome dell’umanità, ripetiamo con le nostre parole l’appello degli antichi profeti: trasformiamo le armi e le spese per gli armamenti in acqua, cibo, scuola, lavoro, aria pulita, città vivibili per tutte le generazioni, cure accessibili a tutti.
“Siamo tutti sulla stessa barca”: ce lo mostrano le pandemie, la crisi climatica, le guerre, le migrazioni, il rischio nucleare e il riarmo, le sfide dell’I.A. Per questo è decisivo allargare il dialogo. Abbiamo bisogno di un dialogo planetario per il bene dell’umanità.
O riusciremo a porre fine alle guerre o davvero le guerre porranno fine all’umanità. Il mondo, nostra casa comune, è uno solo: ci è stato dato in eredità e tale dobbiamo lasciarlo alle future generazioni. Liberiamolo allora dall’incubo nucleare! Il riarmo è un piano inclinato: de-escalation!
Non moltiplichiamo nei cuori e alle frontiere quei muri che impediscono di vedere l’altro come fratello, come sorella. Ricordiamocelo: solo la pace è la vera cura dalla paura, disarma i cuori con il dialogo, ci fa riconoscere in tutti i popoli i tratti della stessa umanità. Basta con le guerre! Basta con la cultura della guerra, scegliamo la creatività del dialogo e l’audacia della pace, per guarire il mondo dalla malattia della guerra e ridurre i conflitti sociali.
Chiediamo di rinunciare al culto della forza e alla pedagogia della paura e del sangue, che fa confondere la linea tra bene e male: anestetizza il senso di umanità e favorisce la cultura di morte. È ora di riabilitare la pace. Che ogni luogo di culto e di preghiera diventi casa di pace e solidarietà umana! Le religioni offrono quello che hanno ricevuto da Dio: l’amore, la sapienza, il valore della vita, la conoscenza delle debolezze umane, il perdono. Sono sempre più consapevoli che i popoli hanno un destino comune. Perché nessuno si salva da solo, neanche le nazioni.
Scegliamo per una cultura e una pedagogia della non violenza e del dialogo. Nessuna guerra è santa. Mai la guerra può essere fatta in nome di Dio! Sì, solo la pace è santa. Voglia l’Onnipotente concedere al mondo il dono preziosissimo della Pace di cui l’umanità ha oggi bisogno come non mai.
Assisi, 27 ottobre 2026


