Grazie e buon pomeriggio a tutti e a tutte, autorità e rappresentanti politici, istituzionali e delle diverse confessioni religiose oggi presenti. È per me un grande piacere portare il saluto di Roma Capitale a questo convegno che celebra il decimo anniversario della stipula dell’Intesa tra lo Stato italiano e l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Una ricorrenza importante, che segna una tappa significativa nel cammino del pluralismo religioso nel nostro paese. Ringrazio il presidente Aprea, tutti i membri della Soka Gakkai e tutti coloro che concorrono a questa esperienza così significativa nell’ambito non solo del Buddismo, ma della cultura del dialogo, del confronto e della sincera amicizia tra tutti gli esseri umani e tra tutte le religioni.
Voglio davvero esprimere il mio sincero apprezzamento per il prezioso contributo che la Soka Gakkai offre da anni alla nostra città, non solo attraverso la diffusione dei valori del dialogo e della pace, ma anche come impegno concreto a favore della comunità.
Le iniziative che avete promosso e sostenuto a Roma sono tante e raccontano l’idea di una cittadinanza che non resta astratta, ma prende forma nella cura delle persone, dei luoghi, delle relazioni, in un intreccio di solidarietà, responsabilità e partecipazione. È grazie a questo intreccio che una comunità diventa più forte e capace di non lasciare indietro nessuno. E quando sono protagoniste queste idee di cittadinanza e partecipazione, non solo le istituzioni, ma anche tanti attori della società civile e le religioni stesse assumono una funzione positiva tesa al dialogo e all’ascolto reciproco che arricchisce molto la trama della vita associata della nostra comunità.
Da questo punto di vista, le iniziative che avete intrapreso sono tante: penso ai dieci anni del network “Refuge LGBTQ+”, il primo sistema italiano di accoglienza temporanea rivolto a persone LGBTQ+ vittime di violenza e discriminazione, che è stato celebrato proprio qui in Campidoglio un mese fa, ma anche al Corso di alta formazione interreligiosa e interculturale “Emuna”, presso la Luiss, di cui siete tra i fondatori. Sono esperienze diverse, ma unite dalla stessa convinzione che l’incontro, la conoscenza reciproca e l’impegno concreto siano semi preziosi per tutta la società. E in un tempo segnato da guerre e profonde divisioni, il vostro richiamo alla dignità della persona, alla non violenza, alla costruzione della pace, assume un significato ancora più importante.

In questo percorso il pensiero del vostro maestro, Daisaku Ikeda, rappresenta una fonte d’ispirazione non solo per i membri della Soka Gakkai, ma per tutti coloro che credono nel valore dell’umanesimo. Ikeda, come ben sapete, ci ha ricordato che il dialogo è un ponte che unisce i cuori e che ogni autentico cambiamento nella società nasce dalla trasformazione interiore delle persone. Questo è un messaggio di grande attualità, tanto più nella fase complessa che il mondo sta attraversando, perché ci invita a non cedere all’indifferenza o alla contrapposizione ma a costruire con pazienza e coraggio una cultura dell’incontro, e soprattutto fonda questo incontro non solo sulla rete degli interessi, ma su qualcosa di più profondo che va al cuore della persona e del sistema di relazioni che ciascuna persona – perché non siamo mai delle monadi – costruisce.
Questa impostazione che tutti voi – ma devo dire in generale le religioni – portano avanti è un dono a tutta la società. Da questo punto di vista, mi fa piacere e tengo a sottolineare il ruolo che la Soka Gakkai svolge nel promuovere il dialogo interreligioso e quanto in una città universale come Roma, dove convivono culture, tradizioni e fedi diverse, creare occasioni di conoscenza reciproca sia importante, perché significa rafforzare la convivenza civile e costruire una comunità più coesa.
Il dialogo tra le religioni non è soltanto un confronto tra diverse visioni spirituali, ma è anche uno strumento concreto per affermare i valori della pace, della solidarietà e del rispetto della dignità umana. Sono valori che Roma sente profondamente propri, da sempre. Crocevia di popoli, di culture e di fedi, questa città porta con sé una vocazione naturale all’incontro e al dialogo. E il fatto che sia il centro mondiale della cristianità non riduce ma intensifica questa sua vocazione all’incontro e al dialogo. Questa è una responsabilità che nasce dalla nostra storia e ancora oggi ci chiama a far prevalere il dialogo sull’odio, la cooperazione sulla contrapposizione, la speranza sulla paura.
Perciò, a nome di Roma Capitale desidero esprimere la mia gratitudine per il lavoro che portate avanti ogni giorno nelle comunità. Il vostro impegno ci ricorda che ogni cambiamento autentico nasce dalle persone, dalla capacità di prendersi cura degli altri e di trasformare i valori in gesti concreti. Sono certo che questo incontro, animato da tante personalità, saprà offrire riflessioni preziose, rafforzare legami e aprire nuove prospettive, e che tutto questo potrà concorrere a dare un impulso importante per continuare tutti insieme a costruire una società più giusta, più inclusiva e più pacifica. Grazie davvero e buon lavoro a tutti e a tutte.
