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Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione · Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione ·Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·

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15 settembre 2008

Grande io e piccolo io

Il Buddismo è una pratica dinamica che porta le persone ad affrontare le sofferenze e le conduce verso la felicità. In questa sezione affrontiamo i princìpi fondamentali della filosofia buddista, raccontiamo attraverso testimonianze i cambiamenti che le persone hanno sperimentato nella loro vita, percorriamo le tappe principali della storia del Buddismo, rispondiamo ad alcune domande e presentiamo alcuni scritti di Nichiren avvertendo i lettori che gli articoli che compongono queste pagine non sono sempre legati fra loro

immagine di copertina

Grande io e piccolo io Il concetto buddista di "grande io" (taiga in giapponese) può essere descritto come la consapevolezza di sé che partecipa e si identifica completamente con la vita universale; è un'apertura e un'espansione del carattere che si estende non solo agli altri, ma alla vita nel suo complesso, compreso l'ambiente naturale, un sé basato sul profondo rispetto per la dignità della vita - inclusa la propria - e sulla saggezza in grado di percepire l'interdipendenza che collega i fenomeni.
A questa condizione di apertura nei confronti della vita si contrappone il più limitato "piccolo io" (shoga in giapponese), caratterizzato da pensieri e desideri egocentrici.
La pratica buddista è uno sforzo costante di espandere la propria condizione vitale per manifestare il "grande io", un processo di ricerca interiore che il secondo presidente della Soka Gakkai, Josei Toda, definì rivoluzione umana.
È importante notare che lo sviluppo del "grande io" non riguarda semplicemente un passivo cambiamento della percezione, ma deve riflettersi nelle scelte e nelle azioni del nostro vivere quotidiano. Il "grande io" si esprime in un accresciuto senso di responsabilità e nel desiderio di contribuire al benessere altrui e del pianeta.
La società contemporanea esprime chiaramente la difficoltà di trascendere il "piccolo io". Il consumismo che alimenta desideri sempre più insaziabili; la discriminazione che esaspera le differenze tra le persone e arriva a giustificare l'oppressione e la violenza; una ottusa insensibilità verso altre forme di vita, con le quali condividiamo il pianeta... sono tutti esempi del "piccolo io" in azione.
Il punto non è rinnegare o reprimere il "piccolo io", con il suo bagaglio di desideri e di impulsi; al contrario, dobbiamo imparare a trasformare e a indirizzare i desideri nella giusta direzione, modificando un modo di pensare dominato dall'egoismo in un modo di vivere incentrato su valori culturali e umani; per citare la Carta della Terra, lo sviluppo umano riguarda soprattutto l'essere e non l'avere.
Un processo di trasformazione consapevole inizia abbracciando un ideale e decidendo di muoversi verso una direzione positiva e di crescita. In questo senso, il Budda è la proiezione o l'incarnazione degli aspetti di positività e di benevolenza peculiari dell'essere umano. Come dice Nichiren Daishonin, il "vero Budda" non è altro che una persona comune. La Buddità non è qualcosa che è lontana da noi, ma si manifesta nelle azioni delle persone ordinarie che lottano per questo ideale.
La caratteristica principale che contraddistingue il Budda è l'ardente desiderio e la lotta incessante per la felicità altrui. Agendo sempre in accordo con la realtà dell'epoca e della società, un Budda cerca costantemente di alleviare le sofferenze altrui e di donare la felicità a tutte le persone, desiderando sinceramente la loro crescita e indipendenza, con un impegno che non ha nulla a che vedere con un atteggiamento paternalistico o con il controllo coercitivo.
È proprio lottando contro il proprio egocentrismo attraverso l'impegno altruistico che possiamo espandere e allargare il "piccolo io" verso l'ideale del "grande io", creando una nuova armonia per noi e per l'ambiente, come indicano le parole del presidente Ikeda: «È il "grande io" che è fuso con la vita dell'universo, attraverso la quale causa ed effetto si intrecciano fino ai confini illimitati dello spazio e del tempo. Il "grande io" cosmico è simile al Sé unificante e integrante che Carl G. Jung percepiva nelle profondità dell'io. È simile anche alla "bellezza universale con la quale ogni parte e particella è ugualmente in relazione: l'Uno eterno" di cui parlava lo scrittore Ralph Waldo Emerson. Sono fermamente convinto che un risveglio al "grande io" su larga scala condurrà il mondo a una coesistenza creativa nel prossimo secolo. [...] Il "grande io" del Buddismo mahayana è un altro modo di esprimere l'apertura e l'espansione del carattere che abbraccia le sofferenze di tutte le persone come se fossero le proprie. Questo io cerca sempre modi per alleviare il dolore e aumentare la felicità degli altri, qui, nella realtà della vita di tutti i giorni. Solo la solidarietà che può generare una così naturale nobiltà umana spezzerà l'isolamento dell'io moderno e farà sorgere una nuova speranza per la civiltà. Inoltre il risveglio dinamico e vitale del "grande io" permetterà a ognuno di noi di sperimentare con pari piacere sia la vita che la morte» (BS, 91, 45).

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