Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione · Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione ·Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·

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1 giugno 2008

I desideri sono illuminazione

Il Buddismo è una pratica dinamica che porta le persone ad affrontare le sofferenze e le conduce verso la felicità. In questa sezione affrontiamo i princìpi fondamentali della filosofia buddista, raccontiamo attraverso testimonianze i cambiamenti che le persone hanno sperimentato nella loro vita, percorriamo le tappe principali della storia del Buddismo, rispondiamo ad alcune domande e presentiamo alcuni scritti di Nichiren avvertendo i lettori che gli articoli che compongono queste pagine non sono sempre legati fra loro

immagine di copertina
“Alle mie preziose, preziosissime giovani donne, che sono per noi come figlie” - In occasione della sua visita presso il Centro culturale delle giovani donne Soka il 4 giugno 2009, Ikeda Sensei ha donato questa fotografia di uno splendido fiore di loto (foto scattata da Ikeda Sensei nell’agosto 2007, a Nagano)

Per molti, il Buddismo è associato all'ascetismo, infatti ci sono molte scuole e tradizioni che sottolineano la necessità di eliminare i desideri e liberarsi da tutti gli attaccamenti. Secondo l'insegnamento Theravada - che aveva avuto origine dai primi sutra predicati da Shakyamuni - il corpo era la sede di tutti i desideri e l'ottenimento dell'Illuminazione era possibile solo attraverso la completa estinzione dei bonno (illusioni e desideri). In questo modo veniva stabilito un netto dualismo tra desideri e Illuminazione e fra i comuni mortali e il Budda.
Inutile dire che una vita dominata completamente dai desideri è infelice. Scrive a proposito il presidente Ikeda: «Una persona dominata dai desideri e dagli istinti non è in grado di costruire un'identità forte e libera, ma resterà invece in balìa delle circostanze mutevoli della vita ed è esattamente per questa ragione che alcuni insegnamenti religiosi hanno sostenuto che sradicare i desideri sia l'unica via verso la salvezza».
Ma i desideri e gli attaccamenti possono essere davvero eliminati? Ikeda prosegue dicendo: «Tuttavia, il desiderio è una funzione intrinseca della vita e in ultima analisi non si può estinguere il desiderio senza estinguere la vita stessa. Il desiderio non è quindi qualcosa di necessariamente dannoso, ma ha piuttosto una valenza neutra in quanto possiede il potenziale sia di nuocere sia di giovare all'esistenza umana. Ciò che conta non è perciò sopprimere i desideri, bensì controllarli ed elevarli, indirizzandoli verso il proprio miglioramento e il raggiungimento dell'Illuminazione» (I misteri di nascita e morte, esperia, pagg. 205-206). Anche Josei Toda affermò: «Il Gohonzon ci permette di percepire i nostri attaccamenti per quello che sono e poiché sia voi che io abbiamo desideri, possiamo condurre vite interessanti e significative. Per avere successo negli affari o per propagare il Buddismo, ad esempio, dobbiamo nutrire attaccamento per queste attività. La nostra fede fa sì che, anziché lasciarci controllare dai nostri attaccamenti, li usiamo appieno per diventare felici» (NR, 314, 10).
Come possiamo allora affrontare questo aspetto della vita dal punto di vista buddista? È nel Sutra del Loto che troviamo un vero cambiamento di prospettiva: i desideri, le passioni, le illusioni non vanno eliminate ma trasformate. A questo si riferisce il principio "le illusioni e i desideri sono Illuminazione" (bonno soku bodai, in giapponese). Il significato di bonno deriva dal termine sanscrito klesha ed è tradotto con desideri terreni, contaminazioni, illusioni, impurità: indica tutto ciò che conduce le persone all'infelicità. In sostanza, bonno include tutte le funzioni della mente che ingannano, causano sofferenza e nascondono la natura di Budda.
Soku viene tradotto con trasformazione e si può comprendere con l'esempio di un frutto, una banana o un cachi che, se colto acerbo, è assolutamente immangiabile a causa della sua asprezza, ma che diventa dolcissimo una volta lasciato maturare: il potenziale per trasformare i bonno estremamente aspri nella dolcissima Buddità è intrinseco alla propria vita. Nichiren Daishonin spiega questo principio di trasformazione affermando che «la parola soku è Nam-myoho-renge-kyo - e prosegue - la vita del comune mortale è piena di desideri e illusioni, ma quando egli si dedica alla recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, la sua vita di comune mortale diviene immediatamente illuminata. Basati sulla sua natura emergente di Budda, tutti i suoi desideri sono purificati e cominciano a operare naturalmente a proprio beneficio e per quello degli altri, senza perdere il loro carattere di desideri» e sempre nell'Ongi kuden dichiara: «Quando Nichiren e i suoi seguaci recitano Nam-myoho-renge-kyo [...] bruciano la legna delle illusioni e dei desideri, ravvivando il fuoco della saggezza dell'Illuminazione».
Spesso le esperienze di fede dei membri della SGI descrivono eventi e cambiamenti che apparentemente sembrano concentrati sulla parte esteriore e materiale della vita. Ma tali "benefici" sono solo una parte della storia. Un nuovo lavoro, la guarigione da una malattia, un matrimonio riuscito e così via, non sono separati da un profondo processo di riflessione su se stessi e di trasformazione interiore. Anche l'impulso più banale e illusorio può essere trasformato in qualcosa di più nobile e i desideri, che all'inizio sono incentrati su se stessi, si sviluppano abbastanza naturalmente in desideri più ampi che comprendono anche la propria famiglia, gli amici, la comunità e infine, il mondo. In questo modo, la natura del desiderio subisce una profonda trasformazione - lo scopo puramente materiale diventa desiderio di vivere una vita pienamente soddisfacente dal punto di vista spirituale - e siamo in grado di scoprire il desiderio originale di tutti gli esseri umani: diventare felici insieme agli altri.

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