La carovana di persone narrata in questa parabola (vedi SDL, 151), a un certo punto del viaggio, scoraggiata dalle difficoltà, vorrebbe rinunciare e tornare indietro. Il capo carovana allora, pensando che abbandonando il viaggio nessuno avrebbe potuto accedere ai molti tesori che lo attendeva, e che ogni sforzo fatto fino a quel momento sarebbe risultato vano, decide di usare i suoi poteri mistici per creare dal nulla una grande città dove i viandanti possano ristorarsi in pace e tranquillità. I viaggiatori, così, entrano contenti nella città, dove riposano e recuperano le forze. Dopo un sufficiente periodo di tempo il capo carovana fa sparire la città, rivelando a tutti che essa era solo un'illusione creata da lui, e li invita a proseguire il viaggio verso la destinazione finale, la terra dei tesori. Con questo racconto il Budda Shakyamuni intende far capire che fino a quel momento egli aveva utilizzato degli espedienti (la città, che si rivelerà solo in seguito essere fantasma) per consentire ai discepoli di raggiungere il livello di Illuminazione parziale, ma che essi in realtà dovevano aspirare all'unico mezzo (ovvero, alla terra dei tesori) che consente a tutte le persone di ottenere la vera Illuminazione del Budda.
Sulla base di questa lettura, la parabola può essere intesa anche come incoraggiamento generale a maturare l'atteggiamento di "andare fino in fondo": da un lato quindi, perseverare sempre fino a che non abbiamo realizzato ciò che ci siamo posti, dall'altro, non smettere mai di approfondire la propria consapevolezza e di migliorare il proprio atteggiamento.
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15 gennaio 2012
La città fantasma
La parabola della città fantasma che compare nel settimo capitolo del Sutra del Loto narra di un lungo viaggio di una moltitudine di persone per raggiungere la terra dei tesori. La città dove si ristorano è in realtà un espediente per poter raggiungere la meta

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