Lo scrittore russo Lev Tolstoj (1828-1910) affermò: «Questo mondo, e questo mondo solo, è il luogo del nostro operato e tutte le nostre forze, tutti i nostri sforzi dovrebbero essere indirizzati verso questa vita».
Nel febbraio del 1901, all’alba del ventesimo secolo, nasceva in Oregon, negli Stati Uniti, Linus Pauling, che sarebbe diventato uno dei più grandi scienziati di quel periodo. Ciò accadeva appena un anno dopo la nascita, nello stesso mese, del mio maestro e secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda, nella prefettura di Ishikawa, in Giappone. Mentre il tredicenne Linus Pauling scopriva le meraviglie della scienza, Josei Toda aveva lasciato il villaggio di Atsuta, in Hokkaido, luogo della sua fanciullezza, e trascorreva le giornate consegnando merci con un carretto e, nel tempo libero, leggendo avidamente ogni genere di libri, classici e moderni. Le esperienze di Pauling che da giovane, per pagarsi gli studi, svolse lavori come fattorino del latte e come ispettore per la pavimentazione stradale, hanno molto in comune con le sfide giovanili di Toda. Senza dubbio, anche per il fatto che apparteneva alla stessa generazione del mio maestro, considerai fin da subito e senza esitazione Linus Pauling come una benevola figura paterna e una guida lungo il cammino della pace.
La mostra “Linus Pauling e il ventesimo secolo: alla ricerca dell’umanità”, rappresenta l’adempimento di una promessa che gli feci quando era in vita. Dopo essere stata esposta in diverse città degli Stati Uniti, la mostra è giunta in Giappone. La prima città del nostro paese ad ospitarla è stata Hiroshima, da sempre impegnata per la pace nel mondo. L’esposizione ha riscosso uno straordinario successo, con oltre settantamila visitatori. È stata allestita nell’ex filiale di Hiroshima della Banca del Giappone, un edificio che porta ancora i segni della bomba atomica. Nonostante si trovasse a soli trecentottanta metri dall’epicentro, grazie alla sua struttura robusta sopravvisse alla devastante esplosione e offrì rifugio alle vittime. Essendo rimasta l’unica in piedi nella desolazione della distruzione, la banca riaprì poco tempo dopo, con l’interno suddiviso in spazi per accogliere diversi istituti di credito. In questo modo diede un importante contributo alla rinascita economica della città. La sede della mostra era stata dunque testimone sia dell’inferno della bomba atomica di Hiroshima, sia della successiva e miracolosa ripresa della città. Se Linus Pauling fosse ancora vivo, sono certo che ne coglierebbe il profondo significato.
Le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki rappresentarono infatti gli eventi decisivi che spinsero lo scienziato a impegnarsi in prima persona nel movimento per la pace. Nel 1959 Linus Pauling visitò per la prima volta la città e presentò il celebre “Appello di Hiroshima” alla quinta Conferenza mondiale contro le bombe atomiche e all’idrogeno. Il suo intento era generare proprio da quel luogo un potente movimento delle persone comuni per la pace, in grado di condurre l’umanità a intraprendere «il cammino verso una [...] risoluzione giusta e morale delle controversie tra le nazioni».
Riesco a immaginare Linus Pauling, con il suo viso roseo e lo spirito eternamente giovane, sorridere calorosamente approvando l’allestimento della mostra a Hiroshima.
Io stesso visitai questa città per la prima volta nel 1957, precisamente il 26 gennaio, data che in seguito sarebbe diventata il Giorno della SGI. Quell’anno, intellettuali di tutto il mondo lanciarono l’allarme contro la corsa agli armamenti nucleari. A luglio, Pauling si unì ad altri rinomati scienziati contrari ai test sulle armi nucleari in occasione della prima delle celebri Conferenze di Pugwash sulla scienza e gli affari mondiali. Nel frattempo, l’8 settembre, come testamento spirituale ai giovani, il presidente Toda pronunciò la sua Dichiarazione per l’abolizione delle armi nucleari definendole come un male assoluto. L’intelligenza dello scienziato e la saggezza del leader buddista si unirono così nella sfida per contrastare il grande nemico dell’umanità: le armi nucleari. Poco dopo quella dichiarazione, la salute del presidente Toda iniziò a declinare visibilmente.
Eppure, a dispetto delle sue condizioni, egli programmò per il 20 novembre un viaggio a Hiroshima, per guidare i membri della zona. Il giorno prima mi precipitai alla sede centrale della Soka Gakkai, con il cuore colmo di angoscia al pensiero che l’ombra del “demone della morte” incombesse sul mio maestro, ormai estremamente debilitato. Quando aprii la porta della stanza in cui si trovava lo vidi lì, sdraiato immobile sul divano. Caddi sulle ginocchia e lo implorai di annullare il viaggio a Hiroshima. Sollevandosi lentamente, mi fissò con severità e mi rimproverò: «Come puoi pensare che io non vada? Devo andare. Come emissario del Gohonzon non posso tirarmi indietro rispetto a una cosa che ho deciso di fare. Andrò, anche se dovesse costarmi la vita! Non riesci a capire che questo è il vero significato della fede?» (RU, 12, 145).
Si era alzato in piedi, fiero in tutta la sua statura. Non riuscii a trattenere un sussulto. Ciò accadeva due mesi dopo la sua dichiarazione contro le armi nucleari. Il sentimento che lo legava a Hiroshima, colpita dal bombardamento atomico, doveva essere davvero forte, tanto che era pronto a sacrificare la vita pur di visitare quel luogo distrutto dagli “artigli demoniaci” di un ordigno nucleare.
Il giorno seguente, tuttavia, le sue condizioni peggiorarono a tal punto da impedirgli di camminare, e fu costretto ad annullare il viaggio. Aveva cinquantasette anni; sei mesi prima della sua scomparsa.
Non dimenticherò mai la ferma determinazione del mio maestro a visitare Hiroshima, a costo della vita. Questa è diventata, di fatto, la principale fonte di ispirazione per tutte le mie attività. La mia salute era precaria e secondo i medici non sarei arrivato a trent’anni. Se non avessi incontrato il mio maestro, quella prognosi si sarebbe molto probabilmente avverata. «Questo io affermo. Che gli dèi mi abbandonino. Che tutte le persecuzioni mi assalgano. Io continuerò a dare la mia vita per la Legge!» (RSND, 1, 253). Questa fu la solenne dichiarazione di Nichiren Daishonin. Se non si è pronti a offrire la propria vita, come si può sperare di lasciare un segno nella storia? Solo prendendo l’iniziativa con una simile convinzione si dimostra di essere veri discepoli.
Forse proprio grazie all’immensa missione per la pace di Hiroshima, il nostro movimento di kosen-rufu in quella regione si è sviluppato magnificamente, di pari passo con la crescita della SGI come grande organizzazione globale. La SGI è nata a Guam, il 26 gennaio 1975. In quell’occasione, esortai i compagni di fede dicendo: «Spero che dedicherete le vostre nobili vite a piantare i semi della pace della Legge mistica in tutto il mondo» (NRU, 21, 30).
La riunione generale della sede centrale della Soka Gakkai di quel memorabile anno si tenne proprio a Hiroshima. In quell’occasione lanciai un appello per l’abolizione delle armi nucleari e, durante la mia visita, deposi una corona al memoriale delle vittime della bomba atomica. Desideravo piantare a Hiroshima un seme di pace che un giorno potesse crescere fino a diventare un albero maestoso.
Anche la prima sessione della riunione generale della SGI, che celebrava il decimo anniversario della sua fondazione, si tenne a Hiroshima nell’ottobre del 1985. Ventisette anni prima, Toda desiderava visitare la città ma non vi era riuscito. In quel momento, per una singolare coincidenza, mi ritrovai lì alla sua stessa età: cinquantasette anni. Per me Hiroshima rappresenta un punto di origine, il luogo in cui giurai di lottare per la pace al fianco del mio maestro e in cui mi alzai coraggiosamente come suo discepolo.
La mostra “Linus Pauling e il ventesimo secolo” è anche l’esempio di come i discepoli si impegnino per dimostrare la grandezza del proprio maestro. L’esposizione, che negli Stati Uniti ha richiamato circa seicentosettantamila visitatori, è stata sostenuta dai membri del Comitato consultivo della mostra di Linus Pauling, che guardano a lui come a un maestro. Ogni membro del comitato è uno scienziato o un attivista per la pace di prim’ordine, e nove di loro sono premi Nobel. Il professore emerito dell’Università di Harvard William Lipscomb, premio Nobel per la Chimica, è uno dei membri del comitato che si ritiene con orgoglio un discepolo di Pauling. Parlando con un membro dello staff della SGI-USA, ha affermato che quanto più nobile è il nostro scopo nella vita, tanto più importante diventa avere un maestro. Ha poi dichiarato che, decidendo di condurre una vita di grande valore come quella del nostro maestro, possiamo spingerci fino alle vette da lui raggiunte e realizzare risultati straordinari, senza eguali. Le sue parole hanno molto in comune con lo spirito buddista della non dualità di maestro e discepolo. Il cammino di maestro e discepolo non impone di conformarsi a uno schema prestabilito, né di vivere in modo limitato e opprimente. Al contrario, è un percorso che ci permette di perfezionare la nostra specifica individualità, le nostre capacità e il nostro carattere. Gli straordinari traguardi intellettuali dei “discepoli” di Linus Pauling sono l’eloquente testimonianza di questa verità. Pauling ci ha lasciato le seguenti parole, come una sorta di testamento finale: «Se ci chiediamo cosa dobbiamo fare in quanto esseri umani, credo sia impegnarsi per raggiungere il mondo di Bodhisattva, questo stato dell’esistenza umana e agire di conseguenza». L’intera vita di Pauling, dedita a eliminare la sofferenza umana, fu in effetti pervasa dallo spirito di Bodhisattva. Egli riconobbe chiaramente che questo spirito costituisce la chiave per trasformare il nostro mondo intriso di odio e diffidenza. I sentimenti di Pauling sono in profonda sintonia con quelli di Toda, che lottò tutta la vita per liberare il mondo dalla miseria e dall’infelicità.
In ogni caso, tutto dipende dagli sforzi dei discepoli. Lo stesso vale per il grande impegno per la pace nel mondo. Miei nobili compagni di fede di Hiroshima, miei amati discepoli: fate risplendere giorno dopo giorno la vostra fede incrollabile, siate paladini della pace ardenti dello spirito combattivo dei Bodhisattva della Terra e prendete posto in modo dinamico e coraggioso sul palcoscenico del nuovo secolo!
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19 agosto 2026
La profonda missione di Hiroshima per la pace
Pubblicato sul Seikyo Shimbun del 9 maggio 2002
In questo saggio inedito, il maestro Ikeda, rievocando Hiroshima come punto di origine nella lotta della Soka Gakkai per la pace, ci esorta a far risplendere la nostra fede per liberare il mondo dalle armi nucleari

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