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23 aprile 2026

La tradizione di studiare gli scritti di Nichiren Daishonin

Dialogando con alcuni rappresentanti del Gruppo giovani, il presidente Ikeda rievoca i tempi in cui studiava gli scritti del Daishonin insieme al suo maestro Toda e ci indica l’atteggiamento con il quale studiare il Buddismo

immagine di copertina

Il maestro Toda diceva spesso che quando studiamo gli scritti del Daishonin, piuttosto che concentrarci sul significato delle parole dovremmo cercare di entrare in contatto con la sua immensa convinzione, con il suo impegno ardente e solenne per kosen-rufu e con la sua illimitata compassione di condurre tutte le persone all’Illuminazione. Va benissimo leggere il Gosho poco alla volta e non importa se non riuscite subito a capire tutto. Ciò che conta è continuare a leggere gli scritti del Daishonin incidendoli fermamente nella vostra vita. Con il tempo, continuando a farlo, vi costruirete una solida base filosofica. Coloro che possiedono questo saldo nucleo interiore non verranno mai turbati dagli incessanti cambiamenti della vita.
Lo scopo ultimo dello studio buddista è diventare felici. E noi pratichiamo il Buddismo di Nichiren non solo per la nostra felicità, ma anche per aiutare le altre persone a diventare felici. Studiare i grandi princìpi del Buddismo di Nichiren è davvero ammirevole. Coloro che leggono il Gosho ogni giorno, anche solo un poco alla volta, ne possono trarre continuamente nuova ispirazione e ciò manterrà la loro fede forte e sana. Gli scritti del Daishonin sono incredibilmente profondi; a ogni lettura si fanno nuove scoperte e si rinnova la propria determinazione. Io ebbi la fortuna di studiare con l’aiuto del maestro Toda che mi diede una formazione completa.
Non dimenticherò mai quel novembre del 1950, quando Toda diede le dimissioni da direttore generale della Soka Gakkai per impedire che i problemi finanziari delle sue aziende potessero avere ripercussioni sull’organizzazione. Molte persone presero le distanze da lui e con un totale voltafaccia cominciarono a criticarlo e ad attaccarlo. Ma lui rimase imperturbabile e continuò con calma a guardare al futuro. Fu proprio in quel periodo che iniziò a darmi lezioni ogni mattina sugli scritti del Daishonin e molti altri argomenti.
Quelle lezioni private cominciavano la mattina poco dopo le otto e duravano circa un’ora. Toda era molto esigente, si impegnava con tutto se stesso e io facevo del mio meglio per stare al suo passo. A parte qualche rara occasione in cui fu costretto a rimandare un incontro, mantenne il suo programma educativo per circa un decennio, fino a poco prima della morte. Questo allenamento da parte del mio maestro, severo e al tempo stesso pieno di compassione, mi ha reso la persona che sono oggi. È la base sulla quale ho costruito la mia vita.
La prima opera del Daishonin che studiammo fu Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese, e poi proseguimmo con i rimanenti cinque scritti maggiori: L’apertura degli occhi, Ripagare i debiti di gratitudine, La scelta del tempo e L’oggetto di culto per l’osservazione della mente. Passammo in seguito a L’entità della Legge mistica, alla Raccolta degli insegnamenti orali, a La dichiarazione unanime dei Budda delle tre esistenze e a molti altri scritti. Toda spiegava l’essenza degli insegnamenti del Daishonin con un linguaggio semplice e accessibile, e le sue parole traboccavano sempre di grande convinzione nella fede. Mentre studiavamo il trattato Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese, disse scherzosamente: «La Legge mistica è come una bacchetta magica! Produce qualsiasi cosa per cui preghiamo e ci permette di diventare sicuramente felici».
All’epoca, avendo più familiarità con la filosofia occidentale per via della lettura di autori come Montaigne e Bergson, mi riusciva ancora un po’ difficile afferrare il senso del Buddismo. Ma quelle parole di Toda cambiarono la mia percezione e mi resi conto che, nel caos e nella miseria del Giappone postbellico, tutti stavano cercando una filosofia a cui affidarsi veramente. Con quell’osservazione buttata lì, in modo apparentemente casuale, Toda mi fece capire che il Buddismo non è una teoria astratta ma una filosofia pratica per vivere nel mondo reale. Ricordo che circa un mese dopo le sue dimissioni da direttore generale lo accompagnai a Ito (nella prefettura di Shizuoka) con il treno. Lungo la strada mi diede una lezione su L’oggetto di culto per l’osservazione della mente e mentre scrutavamo l’oceano dal finestrino disse: «Se non leggi gli scritti del Daishonin con uno stato vitale vasto come il Pacifico, non riuscirai a coglierne lo spirito e l’intento. Sarebbe un grave errore cercare di comprendere i suoi scritti solo con la ragione».
In un periodo di grandi difficoltà personali, Toda studiava profondamente gli scritti del Daishonin.
Lo studio del Buddismo non è una mera ricerca intellettuale: il fatto di impegnarci in uno studio basato sulla fede approfondisce la nostra convinzione e ci ispira ad agire. Così fanno i veri praticanti del Buddismo di Nichiren.
Il mondo e i tempi mutano continuamente, niente rimane mai uguale. Come possiamo percepire la vera natura delle cose in mezzo a questo cambiamento incessante?
Il Daishonin scrive: «Se si conosce il Sutra del Loto si può comprendere il significato degli affari di questo mondo» (L’oggetto di culto per l’osservazione della mente, RSND, 1, 336).
Gli insegnamenti del Buddismo contengono la saggezza per percepire correttamente tutti i fenomeni e ci forniscono una comprensione solida del mondo e dell’umanità, una comprensione corretta della società, una comprensione universale dei tempi.
Perciò le persone che osservano il mondo dalla prospettiva del Buddismo sono forti, niente può turbarle. Anche per questo è così importante studiare gli scritti del Daishonin.

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