Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

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15 aprile 2003

«Nonno, ma cos’è il Buddismo?»

La storia di Shakyamuni, i quattro incontri con le sofferenze della vita e una domanda insistente: perché? La compassione per tutti gli esseri umani diventa anche la spinta per ricercare la strada per l’armonia con tutti gli elementi

immagine di copertina
Illustrazione di Giuliana Gusmini

Caro pulcino, adesso che vai a scuola e sulle spalle porti uno zainetto pieno di libri di varie materie, che sai ben leggere e scrivere e calcolare, ti racconterò una storia di un tempo e di un posto lontani. C’era una volta un principe di nome GAUTAMA SIDDARTA, conosciuto poi anche come SHAKYAMUNI. Era nato in un piccolo regno dell’India e sua madre era morta pochi giorni dopo la sua nascita. Allora il re, suo padre, volle dare al figlio tutte le cose più belle che aveva perché vivesse sempre felice e senza preoccupazioni. Il bambino ebbe le vesti più ricche e preziose, palazzi meravigliosi dove trascorrere comodamente la calda estate e il freddo inverno, giardini profumati con fiori di mille colori, fontane e piscine in cui bagnarsi. E aveva anche tanti animali, uccelli variopinti, scimmiette, cavalli e anche un piccolo elefante tutto suo con cui giocare. Cresceva, il principe, ed era diventato un bravo cavaliere e un arciere infallibile. Anche la sua mente era cresciuta e si chiedeva: cosa ci sarà fuori dalle mura dei miei palazzi? Di nascosto a suo padre, una notte uscì accompagnato dal suo fedele scudiero e incontrò tante persone che non vivevano come era solito fare lui, nel suo bel palazzo, e vide persone che vivevano poveramente, persone malate, vecchie e anche morte. Ad alcuni di questi aspetti della vita non aveva mai pensato perché non li conosceva, ma ora capiva che anche lui era come quelle persone e poteva ammalarsi, invecchiare e poi, come tutti, un giorno morire. Così decise di lasciare i suoi palazzi, le sue ricchezze, quel modo di vivere fino ad allora così sicuro e felice e di andare per il mondo alla ricerca del perché di ciò che aveva visto e trovare un rimedio che aiutasse ad alleviare le sofferenze degli esseri umani. Per anni e anni vagò di regno in regno e di gente in gente osservando i diversi modi di vivere, pregando le diverse divinità dei villaggi (perché ogni popolo aveva un diverso dio in cui credeva), ma ovunque trovava gli stessi ostacoli e le stesse sofferenze. Finché, una notte, mentre stanco riposava seduto sull’erba sotto un grande albero, alla luce della luna, gli sopraggiunse improvvisa nella mente la soluzione da lui per tanto tempo ricercata invano!
Aveva capito, Shakyamuni, che il potere di dare o togliere la sofferenza e il dolore e di dare e togliere la felicità e la gioia non dipendevano da quegli esseri straordinari che la gente invocava e pregava; non da un dio abitante in cielo sopra le nuvole, dal dio dell’acqua, del sole, delle stelle e via dicendo, e neppure da maghi e streghe, orchi e fate, ma invece, quel potere era nascosto nel profondo del cuore di ogni singola persona. Era nato il BUDDISMO e il Budda, per tutta la sua vita, insegnò a tutte le persone che incontrava come fare a vincere la sofferenza e a diventare felici. ERA PROPRIO COME SE NELLA SUA MENTE SI FOSSE ACCESA UNA POTENTE LAMPADINA!
Si trattava, quindi, di trovare un metodo per fare emergere quel potere affinché le persone lo potessero usare. Era così felice, Siddarta, della sua intuizione che in seguito l’avrebbe raccontata a gente sempre più numerosa. Da allora venne chiamatoBUDDA che significa “risvegliato”, “illuminato”; e questo non solo per la saggezza che dimostrava, ma anche per quel sorriso luminoso che aveva quando parlava. Era proprio come se nella sua mente si fosse accesa una potente lampadina. Perché Siddarta, dalla sua intuizione, aveva avuto conferma che tutti gli esseri viventi sono uniti tra loro e il cemento di quest’unione sono la compassione e la gentilezza. Così che la sofferenza e la gioia di uno influisce sulla sofferenza e sulla gioia di tutti. Il Buddismo si diffuse in India e nei secoli successivi in tutta l’Asia orientale e sono passati tanti anni da allora. Pensa, quasi 2.500 anni! Tu, che a scuola studi storia, saprai che allora Roma iniziava, guerreggiando, la conquista di quello che diverrà il suo impero e che i Faraoni governavano ancora sull’Egitto. Ed è anche cambiato il metodo insegnato da Shakyamuni per ridurre la sofferenza; circa settecento anni fa, un nuovo Budda nato in Giappone, NICHIREN DAISHONIN, insegnò un modo semplice, derivato da quello precedente, ma più adatto ai nuovi tempi, per evocare quel potere misterioso che noi chiamiamo BUDDITA’. Nichiren insegnò a recitare, concentrati, la frase NAM-MYOHO-RENGE-KYO (che avrai certamente sentito come un suono ritmato provenire magari da una stanza accanto alla tua) davanti a una pergamena con iscrizioni in caratteri orientali chiamata GOHONZON.
Ma questa è un’altra storia.
Ciao.
Il nonno

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