L’anno scorso Certaldo, la città dove vivo, ha ospitato la mostra fotografica Costruttori di pace alla quale ho contribuito come guida. Parafrasando il nostro “motto”, agli ospiti spiegavo che per “costruire la pace” è necessaria una cultura della pace, una educazione, quotidiana e profonda, alla pace. Uno di quei giorni avvenne un episodio che, grazie alla sensibilità acquisita con l’attività della mostra, mi permise di comprendere più profondamente questo concetto. Mia figlia Ilaria di un anno, gironzolando per casa sbatté casualmente la testa nel tavolo di cucina. Mia madre accorse a consolarla dicendole: «Povera Ilaria, il tavolo ti ha fatto male!Guarda, faccio tò-tò al tavolo!». Mi si accese qualcosa dentro. Che assurdità era mai quella?
Primo: non era il tavolo ad aver fatto male a Ilaria, ma se Ilaria fosse stata più attenta non avrebbe sbattuto contro un oggetto che era già lì prima che lei lo urtasse. Secondo: il meccanismo di azione-reazione (lui picchia-io lo ripicchio) era esattamente il contrario di quello che ci sforzavamo di trasmettere alla gente. Lo feci notare a mia madre che, poveretta, si strinse nelle spalle giustificandosi: «Io l’ho sempre sentito dire». «Bene! – replicai – Da oggi si cambia!». Spesso scarichiamo automaticamente sugli altri la responsabilità delle nostre azioni o rispondiamo con violenza alla violenza, solo perché nessuno ci ha mai insegnato “sul campo”. Anche mia moglie, che non è buddista, condivise pienamente la mia opinione e da quel giorno nessuno di noi ha mai più utilizzato quell’infelice frase (che tutti abbiamo sentito migliaia di volte, non è vero?). Adesso ogni volta che a Ilaria capita di cadere o urtarsi con qualcosa o con qualcuno reagisce dicendo a se stessa: «Attenta!». Adesso ha due anni e sta già imparando attivamente ad assumersi le sue responsabilità, più di quanto facciamo noi adulti. Anche un piccolo gesto come quello ha la sua importanza perché crea una tendenza. Recito Daimoku e mi sforzo affinché tutti possiamo riconoscere la grandezza di questi piccoli gesti e su di essi, giorno per giorno, costruire la pace, interiore e nel mondo.
Paolo Leoncini
Piccoli gesti, grandi risultati
La nonviolenza non è un principio adatto solo a persone poco focose e inclini alle cose insolite, ma può essere trasmesso e insegnato anche ai bambini. Presentiamo la testimonianza di un papà che si è trovato a mettere in pratica in modo del tutto naturale con la sua bambina le idee nonviolente dei grandi uomini di pace di cui si era fatto portavoce durante la mostra fotografica itinerante. Anche il secondo contributo parte da una testimonianza di vita: un pomeriggio di giochi organizzati per un gruppo di bambini sul tema del superamento delle differenze. Gli ultimi due spunti sono testi che permettono agli adulti e ai bambini di affrontare insieme il percorso autoformativo per imparare a scegliere la nonviolenza quotidianamente

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